Hangzhou, il lago, il loto, il tramonto

Da una parte lago, foreste, colline, pagode. Dall’altro grattacieli, strade, traffico. La quiete e la tempesta convivono a pochi passi l’una dall’altra ad Hangzhou; ma è il lungo percorso ciclabile attorno al West Lake ciò che ha attirato la nostra attenzione durante il soggiorno in città, non il suo cuore moderno. hangzhou

Abbiamo noleggiato le biciclette grazie al bike sharing, il processo per ottenere la tessera non è di facile comprensione, ma grazie alla mediazione dell’amico cinese ci siamo riusciti in tempi brevi. Ci si sente sicuri a pedale per i sentieri dei parchi e giardini che costeggiano il lago, fuori dal caos della città, catturati dagli scenari che si aprono tra i salici piangenti e le immense distese di fiori di loto. Il percorso si snoda su passerelle sospese sull’acqua e strade pedonali, e rivela via via templi, pagode, baie, giardini dalle composizioni delicate e laghetti più piccoli sovraffollati di pesci famelici.hangzhou

Anche qui ogni tempio è una lunga e complicata leggenda. La più famosa è quella del serpente bianco, che racconta di una dea serpente e un monaco che si innamorano. La vicenda ruota attorno alla pagoda Lifeng, situata sulla sponda est del lago in una posizione spettacolare e strategica. La pagoda è stata però ricostruita nel 2002 con scale mobili e ascensori: non è di interesse artistico, ma offre una splendida vista dall’alto dell’ultimo piano. Hangzhou

Tra una pedalata e l’altra è arrivato il tramonto, ricoprendo di un velo di tranquillità tutto il bacino del lago. In quella fase intermedia tra il giorno e la notte sembrava ancora di poter respirare le storie d’amore tra la dea potente e il giovane monaco, con l’acqua rosea del lago e i boccioli ancora più rosa dei fiori di loto.hangzhou

Ha completato il nostro giro del lago lo show della fontana danzante installata nel lago, nella parte più vicina al centro città. Come a Dubai, una serie di canzoni riempiono l’aria, mentre gli zampilli della fontana disegnano forme e colori contro il cielo nero della notte e migliaia di riflessi colorano le onde leggere del lago. hangzhou

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I segreti degli aeroporti

Viaggio dopo viaggio tra Italia, Europa e mondo, ho scoperto alcuni piccoli segreti degli aeroporti.

1. Acqua. Se non volete spendere 2 o 3 euro per comprare una bottiglietta d’acqua dopo i controlli di sicurezza, bisogna avere l’occhio lungo per trovare le fontanelle da cui si può bere o riempire la bottiglia. A Madrid Barajas ce n’è una vicino alla barriera doganale dove controllano i passaporti, ad Amsterdam se ne trovano vicino alle toilettes. A Milano Malpensa terminal 2 non ce ne sono, ma se cercate acqua low-cost provate nella Sala Amica, dove una macchinetta le vende al più onesto prezzo di 30 centesimi.

2. Trasporti. Diffidate del Malpensa Express che passa per Milano Centrale. Di espresso non ha nulla, solo il costo maggiorato del biglietto. L’unico vero treno veloce per andare in centro è quello che va diretto alla stazione di Cadorna. A Londra invece diffidate del Gatwick Express: ci sono altre compagnie, come la Southern o First Capital Connect, che effettuano la stessa tratta con gli stessi tempi (forse 4 minuti in più), ma a prezzi decisamente inferiori, anche a pochi pound se comprate on-line in anticipo. A Siviglia un servizio di autobus connette l’aeroporto al centro città, ma bisogna stare attenti: ne passa uno ogni 20-30 minuti e nelle ore con più arrivi capita che si riempia rapidamente. Se non volete aspettare quello successivo affrettatevi ad uscire e mettetevi subito in coda. Altrimenti preparate una trentina di euro per il taxi, e non fatevi ingannare, c’è una tariffa fissa per andare in qualsiasi punto della città.

3. Shopping. Molti aeroporti sono già da anni dei veri e propri centri commerciali. Ma nessuno come l’aeroporto di Dubai: lì ci si dimentica davvero di avere un volo da prendere, incantati tra negozi di elettronica, gioielli e profumerie a prezzi senza iva. E’ forse però negli aeroporti più piccoli dove si riescono ad acquistare prodotti più autentici. A Lamezia Terme per esempio, i pochi negozi si concentrano su prodotti calabresi: liquirizie, tonno, olio e le immancabili conserve a base di peperoncino.

4. Preparatevi a tutto. A Zanzibar, per esempio, siamo andati a recuperare le valigie direttamente nella stiva dell’aereo. A Shanghai ci abbiamo messo circa un’ora solo per trovare il nostro gate, tanto è grande l’aeroporto. A Londra Gatwick ho passato la notte per un volo perso: le sedie sono anche comode, ma gli altoparlanti non smettono un minuto di farneticare avvisi di sicurezza (tipo: è vietato cavalcare i carrelli). A Mombasa ti prendono le impronte digitali di tutte le dita, sia all’andata che al ritorno, generando code interminabili ai controlli passaporti. Mi mancano ancora all’appello aeroporti al di là dell’Atlantico. Ho sentito voci di controlli di sicurezza piuttosto divertenti, negli USA, in cui dichiari di non essere terrorista..da provare prossimamente! Magari con uno dei nuovi voli roma miami…vedremo!

Suzhou tra giardini e leggende

A Suzhou abbiamo scoperto la meraviglia del giardino cinese. Piante, costruzioni, acqua, rocce, tutto disposto con grazia e armonia per il piacere degli occhi e dello spirito.

Il primo impatto con la città è stato ben poco armonico. Arrivati dopo un interminabile viaggio in autobus da Shanghai, deliziato da un film storico cinese a base di improbabili colpi di kung-fu, ci siamo subito scontrati con il caos del traffico cittadino.  Ma una volta entrati nel centro storico ci siamo ritrovati in strade tranquille e silenziose, perchè più che strade qui ci sono i canali e vicoli. Suzhou

Ci siamo subito diretti a visitare i giardini, i più famosi di tutta la Cina, costruiti nell’arco dei secoli da amministratori e personalità influenti della città secondo i principi del giardino classico cinese. Nel poco tempo a disposizione abbiamo scelto di visitare il più grande e più famoso, il giardino dell’umile amministratore (Zhuōzhèng Yuán). Specchi d’acqua, distese di fiori di loto, pagode, padiglioni, ponti, passerelle, montagnette, rocce, grotte, tunnel, alberi giganti e opulenti, bonsai secolari e fiori profumati: il giardino è un vero paradiso terrestre. Le prospettive sono infinite, ogni angolo regala una veduta diversa di elementi naturali e artificiali, ogni pagoda offre un punto di rifugio, di ristoro, di meditazione. Fa riflettere la distanza tra la raffinatissima sensibilità antica dei cinesi nei confronti della natura e la brutalità della Cina moderna, dove ben poco spazio è lasciato alla riflessione o al confronto con il mondo naturale.

Il giardino dell'umile amministratoreUna cosa affascinante della Cina è la toponomastica, che rimanda sempre a storie, leggende, racconti. Come la collina della Tigre, Hŭqiū, un luogo incantevole per la bellezza della natura e per lo stratificarsi di storie nei secoli: una roccia tagliata in due da un colpo di spada, una fonte d’acqua che sgorga all’improvviso per dissetare un monaco, la pagoda di una vergine suicida, e il grande mistero della tomba del re Helu, che sarebbe ancora nascosta tra le rocce della montagna e custodirebbe un tesoro dal valore inestimabile. Tutte queste storie risuonano nelle centinaia di iscrizioni calligrafiche che nel corso dei secoli hanno colorato le rocce della collina e si manifestano negli atti di devozione di alcuni cinesi in pellegrinaggio.

La collina della tigreCome una ciliegina sulla torta, in cima alla collina c’è infine la torre pendente. O meglio una pagoda pendente. Raro esempio di pagoda costruita in pietra, l’edificio iniziò lentamente a sprofondare perchè parte delle fondamenta non poggiavano sulla roccia, ma su terreno morbido. Ci siamo sentiti un po’ come i turisti davanti alla torre di Pisa, a scattare foto fingendo di reggere  la torre, e così, dall’alto della collina della tigre, abbiamo concluso la nostra visita di questa città millenaria.

Orta San Giulio tra lago e monte

Il lago d’Orta ci ha accolto con la neve. La prima neve della stagione, leggera, timida, veloce, ha accompagnato la nostra traversata dalla piazza centrale di Orta fino all’isola di San Giulio in mezzo al lago. Il cielo era bianco per le nuvole e la neve turbinava sopra l’acqua increspata del lago mentre il motoscafo volava veloce verso l’isola.

Neve a Orta

Il piccolo isolotto in mezzo al lago è un anello di edifici in pietra costruiti lungo la via del Silenzio, l’unica strada dell’isola. Qualche manciata di persone la abitano ancora e un manipolo di 80 monache vive in clausura nell’Abbazia Mater Ecclesiae. Non c’era nessun altro visitatore sull’isola e solo i nostri passi riecheggiavano sui ciottoli, solo il fruscio dei nostri giubbotti si mischiava a quello delle onde.la via del silenzio
In questo silenzio non umano ci sentivamo quasi a disagio. Lungo il cammino però abbiamo trovato tante parole, scritte, segnali e cartelli, irrinunciabile gesto di comunicazione per guidarti nel silenzio e non farti sentire solo, quasi come se alle parole non si potesse mai rinunciare.Abbazia Mater Ecclesiae

All’ascetismo e essenzialità dell’isola fa da contrappunto il Sacro Monte, piccolo cocuzzolo dietro ad Orta, esuberante concentrato di immagini, dipinti, sculture e didascalie. C’era il sole e ci siamo fermati ad ammirare la vista sul lago e sulla vallata, incorniciata dalle cime delle montagne appena innevate, prima di iniziare il ‘percorso devozionale’.
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Meta di pellegrinaggi da secoli, il Sacro Monte prevede un percorso di 20 cappelle, che raccontano la vita di San Francesco d’Assisi, i suoi miracoli e gesta, fino alla canonizzazione. Ogni cappella è un frastuono di colori e movimento, composizioni articolate e agitate, vere e proprie messe in scena da ‘reality’ della vita del santo.San Francesco dal Papa

Sicuramente lontani dallo spirito della semplicità francescana, scultori e pittori hanno scatenato la fantasia nel creare una sorta di appassionato fotoromanzo a puntate fatto di sculture e affreschi per stupire antichi pellegrini e moderni turisti.San Francesco dal Sultano
Alla fine di Orta San Giulio, il paese vero e proprio, rimane poco da dire. Schiacciato tra isola e monte, è una breve lingua di eleganti straduzze in pietra, con ristorantini e bottegucce, vicoli e strettoie, e con una graziosa piazza che fa da cerniera tra i due mondi: da una parte il molo con le barche per raggiungere la quiete dell’isola di San Giulio, dall’altra il sentiero per ascendere alla festa di immagini e colori del Sacro  Monte.Piazza Orta

Weekly photo challenge: foreign

In China you feel like a foreigner when girls grab your boyfriend to take pictures with him. Foreigners are hot!

In Cina ti senti veramente uno straniero quando le ragazze cinesi afferrano il tuo ragazzo per scattare una foto con lui. I ragazzi  stranieri sono belli!

Quattro stagioni di profumi andalusi

Siviglia è un paradiso di luce e colori. In qualsiasi stagione dell’anno la natura ti sorprende con  nuove forme e colori, che trasformano gli alberi dei viali in spettacolari scenografie di fiori e frutti. Ma Siviglia è anche profumi, dolci e intensi, dei pollini e dei fiori che sempre la ingemmano, rendendola la città più profumata al mondo.

Per chi arriva d’inverno, oltre ad un’aria tiepida e morbida, ci sono i frutti splendenti degli aranci che punteggiano tutti i viali e giardini. I turisti ne sono affascinati: grossi, lucidi, brillanti d’arancio contro il cielo sempre blu. Nessuno resiste e prima o poi ne stacca uno dal ramo più basso, lo sbuccia e lo azzanna. Così il sorriso di meraviglia suscitato dalla bellezza dei frutti si trasforma in una smorfia di disgusto per il sapore amarissimo delle arance. Si capisce pechè nessuno le raccoglie: non sono buone da mangiare, ma la tradizione (o la leggenda) vuole che siamo destinate ai marmellatifici di sua maestà la regina d’Inghilterra.

A fine inverno squadre di raccoglitori dell’Ayuntamiento raccolgono le arance e lasciano gli alberelli spogli. Ma dura poco: in poche settimane la primavera riveste le chiome di queste alberi di profumatissimi fiori, che esalano un aroma dolce per tutte le strade della città. Sotto l’influsso di questo odore molle e penetrante le sivigliane rispolverano i vestiti da gitana e si scatenano nel flamenco della Feria de Abril. Tripudio di colori e di festa, al ritmo delle sevillanas, sotto una pioggia di morbidi e deboli fiori bianchi.

Quando arriva l’estate gli aranci lasciano la scena alle jacarande, i grandi alberi dei viali intorno al centro storico, che si stagliano contro il cielo con corone di fiori viola dall’odore intenso. In pochi giorni inizia una pioggia di petali viola e della loro melassa, che ricopre strade, marciapiede, parchi e passanti. Per settimane  e settimane tappeti lilla si stendono nei lunghi viali ombreggiati, in una fioritura lunga e persistente tanto quanto il loro profumo. 

L’autunno continua soleggiato e pieno di fiori, che dalle balconate ravvivano le vie del casco antiguo. In un’estate che sembra non voler finire mai, i fiori dei patii e delle terrazze illuminano i vicoli attorno all’alcazar con infinite fantasie di composizioni, sfumature e odori, mentre le arance già grassoccie, ma non ancora mature, ritornano a catturare gli sguardi dei turisti istigandoli ad allungare la mano verso quei pomi amari.

A Zanzibar la spesa non è affare per donne

A Stone Town, capitale di Zanzibar, l’esperienza del mercato è quasi tutta al maschile.
Al Darajani Bazaar, che si sviluppa intorno a una struttura in muratura di inizio ‘900, moltissimi uomini si aggirano tra le bancarelle che vendono carne, pesce, frutta e verdura.

I venditori di pesce si divertono a disporre in maniera artistica i pesci più piccoli, mentre per i più grossi si procede a vere e proprie aste: gli uomini si chiudono a cerchio intorno al pesce e inizia una rapida e intensa contrattazione per chi offre di più. Il vincitore afferra il pesce per la coda e se lo trascina a casa strisciandolo noncurante per terra.

Il mercato della carne non è adatto a chi ha uno stomaco debole. I metodi di taglio della carne possono risultare un po’ violenti e poco invitanti, con il sangue lasciato sgocciolare liberamente dai rozzi banchi in pietra. 

Più piacevole e colorata è la parte con frutta e verdura. La natura di Zanzibar offre generosa frutta di tutti i tipi e una incredibile varietà di banane di tutte le dimensioni e colori: dalle lunghissime banane verdi alle più piccole e rare bananine rosse, dolcissime e nutrienti. Da provare assolutamente. 

Una foto per Londra

Sfogliando le migliaia di foto che ho scattato a Londra durante l’anno in cui ci ho vissuto, mi sono chiesta se fossi in grado di scegliere la mia immagine della città, di uno spazio o un luogo che più di ogni altro simboleggi la mia esperienza londinese.

Alla fine ho scelto questa immagine di Saint Andrews park in Grays Inn Road. Un parchetto di quartiere, come ce ne sono migliaia a Londra, ma per me ha un significato speciale. Le tre grandi finestre della mia stanza al quinto piano si affacciavano sul parco, la cui vita scandiva il ritmo della mia.

Ogni giorno il guardiano rasta veniva ad aprire e chiudere i cancelli del parco, gli scoiattoli rovistavano qua e là cercando cibo, i bambini correvano e giocavano, gli studenti leggevano all’aperto nei pomeriggi di sole,  di notte strani uccelli notturni continuavano a cinguettare confusi dalle troppe luci della città, mentre voci di ragazzi risuonavano tra gli alberi al rientro dalle feste. D’estate il carretto dei gelati passava con la sua melodia malinconica, d’inverno i cani ruzzolavano eccitati tra la scarsa neve, in primavera i fiori invadevano di colori le aiuole e d’autunno piovevano in continuazione foglie d’oro e di fuoco. La vista del giardino e dei suoi cancelli ha accompagnato la mia vita a Londra, piccolo specchio di una metropoli incredibile. E tu? Qual è la tua immagine di Londra?

Tre volti di Shanghai

L’immagine classica di Shangai è quella di una città luccicante e moderna, sfavillante per gli altissimi grattacieli del distretto Pudong o per le frivolezze art deco degli edifici europei del Bund: forse la città più occidentalizzante della Cina, con negozi di alto livello, bar e ristoranti di classe e una linea di ferroviaria a levitazione magnetica che ti trasporta all’aeroporto alla velocità di 400 km/h.

C’è anche un’altra Shanghai, che vive in quartieri più malandati, che commercia in piccoli negozi sulla strada e gestisce baretti e ristoranti aperti fino a notte fonda.  Come il quartiere vicino alla fermata della metro Xiaonanmen. Qui il marciapiede sembra essere il centro della vita: chi si lava i capelli, chi frigge verdura, chi dispone le proprie merci in bell’ordine, chi lava il bucato, chi controlla che i pesci da vendere siano ancora vivi nell’acquario, chi guarda la tv o ascolta melliflue canzoni cinesi alla radio, chi aspetta clienti per bollire qualche manciata di noodles per la zuppa del mattino. Non è una città patinata di modernità, ma una città vera, che brulica di una vita intensa e spontanea.

Poi ci sono gli eventi che non ti aspetti. Nel bellissimo Shanghai Civilized Park, oltre ai meravigliosi fiori di loto e alle stupende scenografie botaniche dei maestri cinesi, ci si può imbattere in un curiosa folla di cinesi, uomini e donne di mezz’età, che si aggirano con misteriosi fogli e fotografie di ragazzi e ragazze. Parlottano tra di loro, discutono e si scambiamo numeri di telefono. Che succede? Sono genitori di figli single che cercano il compagno ideale per i propri pargoli. Così raccontano su più o meno improvvisati fogli di carta caratteristiche e gusti del proprio figlio (peso, altezza, età, educazione, lavoro, interessi) e cercano l’anima gemella tra altri foglietti appesi per il parco. In un mondo di figli unici, l’antica tradizione di organizzare incontri amorosi per i propri figli sopravvive ancora oggi, e folle di genitori premurosi superano per efficacia i numerosi siti di incontri on-line.

Paesaggi di nuvole e vento

Prima ci sono le dune. Selvagge, irregolari, ricoperte da uno spesso manto di sterpaglie verdi, continuamente tormentate dal vento. Il mare non si vede, si sente solo il suo ruggito e ci si lascia guidare dai suoni per trovare il percorso giusto per la spiaggia. 

Poi un sentiero sabbioso e un suono ancora più selvaggio indicano l’ultima duna da scavalcare prima che si apra alla vista un incredibile paesaggio di nuvole e vento. 

Il  vento trascina migliaia di nuvole dal mare alla terra, le strappa alle onde e le scaraventa nel cielo, le attorciglia, le ammassa, poi ancora le disperde e le fa svanire. La luce impazzisce, i colori sono instabili e sfuggenti, accesi da improvvisi raggi di sole o smerigliati dall’argenteo riflesso dalle nubi.

Il rombo del mare e gli ululati del vento fanno sparire ogni altro suono: i gabbiani sono muti, le parole si perdono nell’aria, in un fracasso costante che si trasforma in un silenzio selvaggio.

La bellezza di questo agitarsi di nuvole fa quasi dimenticare del mare, delle sue onde, del suo movimento infinito. Il mare diventa uno specchio dove si moltiplicano le forme e le luci, dove si riflette lo spettacolo grandioso del cielo e del vento, compagno inquieto di una magia di luce e aria.

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