I fantasmi di una fabbrica legnanese

Nel novembre 2007 i lavori di demolizione della ex-fabbrica Pensotti di Legnano erano sospesi. Passando spesso di fronte agli scheletri dei capannoni pericolanti, un pomeriggio, insieme a Giuseppe, decidemmo di intrufolarci nel cantiere e curiosare tra le macerie. pensotti legnano

Era un pomeriggio di novembre assolato. Entrammo nel cantiere abbandonato con facilità e ci trovammo in mezzo a uno scenario di erbacce, detriti e ferraglia di ogni tipo. Sebbene anche da fuori si percepisse la distruzione in corso, da dentro il paesaggio era proprio desolante, quasi uno scenario di guerra.
pensotti legnano

La fabbrica era abbandonata da anni ed era diventata albergo di spacciatori e senza tetto. Qua e là si trovavano le ultime tracce degli umani che ci avevano vissuto, qualche abito, bottiglie, giacigli improvvisati, e poi i murales lungo le navate, ultimo segno artistico nella bruttura di quella devastazione. pensotti legnano

Il vuoto di quegli spazi era popolato di rumori strani e inquietanti, di figure penzolanti contro il cielo, mostri architettonici dalla vita ancora breve, di ombre lunghe e nere per tramonto in arrivo. Il buio tra i muri di quella grande fabbrica abbandonata ci spaventava e uscimmo in fretta dal cantiere prima che il sole sparisse dietro le case.  pensotti legnanoOggi della Pensotti non rimane più nulla, è stata completamente rasa al suolo e l’area accoglierà nuovi progetti edilizi, residenziali o commerciali, si spera meno spaventosi di quelli abbattuti ormai da tempo.

pensotti legnano

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Crespi d’Adda, la città ideale dell’operaio

Sulla riva est dell’Adda, a pochi chilometri da Bergamo, sorge uno dei più importanti siti di archeologia industriale d’Europa, dichiarato patrimonio dell’umanità UNESCO nel 1995.

crespi d'adda caminoEra il 1878 quando il l’imprenditore Cristoforo Crespi inaugurò il nuovo stabilimento delle sue manifatture cotoniere tra i boschi bergamaschi, in quella che nel giro di pochi anni sarebbe diventata una vera e propria cittadella industriale all’avanguardia. Era nato Crespi d’Adda, un paese che prendeva il nome dal suo padrone e dal fiume che le forniva energia e risorse. crespi d'adda

Insieme all’opificio, Crespi fece costruire delle abitazioni per i suoi operai: da tre palazzine costruite per i primi lavoratori, si passò alle villette, con giardino e orto, su modello delle città industriali inglesi che il figlio Silvio aveva ammirato durante i suoi studi aldilà della Manica. 
case operai

In breve tempo sorse una città organizzata razionalmente: scuola, chiesa, mercato, piscina, centro ricreativo, lavatoio, medico, teatro, villa padronale e cimitero vennero distribuite lungo un asse longitudinale parallelo all’opificio, cuore pulsante della comunità. Oggi è ancora possibile passeggiare per le vie del villaggio, rimasto intatto da più di un secolo, e vedere le sobrie case degli operai, le villette in stile liberty dei dirigenti, le pareti dei capannoni in stile neo-medievale e la villa padronale, una specie di castello che domina su tutti gli edifici, simbolo di una nuova forma di feudalesimo. Crespi d'addaL’atmosfera che si respira è di grande decadenza. Chiusa la fabbrica nel 2003, molte parti del sito sono abbandonate alle erbacce. Resta il fascino dell’utopia aziendale dei Crespi, utopia di un villaggio operaio perfetto, immerso nel verde, dove le famiglie potessero trovare tutti i servizi per una vita sana, pacifica e ordinata all’insegna del lavoro nel cotonificio.  Dalla culla alla tomba, la vita dell’operaio poteva tranquillamente svolgersi tutta nei pochi chilometri del villaggio.cimitero crespi d'adda L’entrata trionfale alla fabbrica esprime bene le glorie della borghesia illuminata della Lombardia di fine ‘800, che si nutriva di ideali alti e impossibili, amava sfoggiare una certa estetica eclettica e discutibile, ma soprattutto si lanciava in  progetti innovativi per la crescita del paese, della produttività e del benessere.

Crespi d'adda opificio

Giuliana, la Sicilia che ti entra nel cuore

Un mare d’oro per chilometri e chilometri. Una strada stretta segue i profili delle colline che si alzano e si abbassano irregolari tra il giallo del grano, il verde dei vitigni e il nero dell’ultimo campo bruciato. E’ piena estate, i colori della campagna esplodono violenti, selvaggi, riempiono gli occhi di luce e di meraviglia. Il profumo della terra, della campagna, degli orti, dei vigneti penetra nelle narici e riempie i polmoni. Ancora prima di arrivare si è già totalmente conquistati, perdutamente innamorati. campagna siciliana

Stiamo andando a Giuliana, nell’estrema provincia di Palermo, verso Agrigento. Nel cuore della campagna siciliana, il piccolo borgo emerge sul cocuzzolo di una collina con la sua rocca antica che domina la vallata.Giuliana

Percorrendo le strade e le scalinate in pietra del borgo si rimane incantati dai ritmi pacifici, dall’atmosfera, dal paesaggio. Gli anziani si ritrovano in piazza a parlamentare, chi chiacchiera all’ombra di una chiesa antica, chi aspetta sotto un rododendro, mentre le classiche Fiat Panda sfrecciano per i vicoli strettissimi inagibili a mezzi più ingombranti. Quando si arriva in cima al castello, dalle varie terrazze si rimane incantati dal paesaggio e dalla bellezza del posto.Giuliana

Ma aldilà del grazioso borgo, è la campagna che rapisce il visitatore. Alberi da frutto, pomidoro, verdure e ortaggi dai sapori genuini e forti, ‘babbaluci’ che si annidano ad ogni angolo su spesse foglie di agave, insetti mai visti succhiano ilpolline dai cardi colorati, volpi vengono a far visita per cercare cibo durante la notte, fonti d’acqua freschissima dissetano i greggi al pascolo. Sicilia  Giuliana

Per esplorare la campagna si possono percorrere i sentieri tra le colline e magari raggiungere un antico pozzo, costruito a mano pietra per pietra. Si possono raccogliere le mandorle o i pistacchi dagli alberi e provare ad assaporarli così, nel loro gusto più naturale. Si può provare a cavalcare senza sella con una vista mozzafiato su tutta la vallata, si può raccogliere origano e farne profumatissimi bouquet da conservare durante tutto l’anno.

A cavallo a Giuliana

Ci vuole più di un’ora da Palermo per arrivare a Giuliana, ma una volta arrivati non vorrete andare più via. Perchè alla bellezza del borgo e della campagna dovete aggiungere la bellezza della gente, la loro ospitalità, la generosità della cucina e la bontà degli arancini, dei cannoli e dei mille piatti della tradizione contadina. Giuliana ti riempie gli occhi di colori, ti brucia la pelle con il suo calore, ti seduce con i suoi profumi, ti incanta con le sue storie e ti delizia con i suoi sapori: ti entra nel cuore e ti conquista con tutti i cinque sensi.

campagna siciliana

Orta San Giulio tra lago e monte

Il lago d’Orta ci ha accolto con la neve. La prima neve della stagione, leggera, timida, veloce, ha accompagnato la nostra traversata dalla piazza centrale di Orta fino all’isola di San Giulio in mezzo al lago. Il cielo era bianco per le nuvole e la neve turbinava sopra l’acqua increspata del lago mentre il motoscafo volava veloce verso l’isola.

Neve a Orta

Il piccolo isolotto in mezzo al lago è un anello di edifici in pietra costruiti lungo la via del Silenzio, l’unica strada dell’isola. Qualche manciata di persone la abitano ancora e un manipolo di 80 monache vive in clausura nell’Abbazia Mater Ecclesiae. Non c’era nessun altro visitatore sull’isola e solo i nostri passi riecheggiavano sui ciottoli, solo il fruscio dei nostri giubbotti si mischiava a quello delle onde.la via del silenzio
In questo silenzio non umano ci sentivamo quasi a disagio. Lungo il cammino però abbiamo trovato tante parole, scritte, segnali e cartelli, irrinunciabile gesto di comunicazione per guidarti nel silenzio e non farti sentire solo, quasi come se alle parole non si potesse mai rinunciare.Abbazia Mater Ecclesiae

All’ascetismo e essenzialità dell’isola fa da contrappunto il Sacro Monte, piccolo cocuzzolo dietro ad Orta, esuberante concentrato di immagini, dipinti, sculture e didascalie. C’era il sole e ci siamo fermati ad ammirare la vista sul lago e sulla vallata, incorniciata dalle cime delle montagne appena innevate, prima di iniziare il ‘percorso devozionale’.
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Meta di pellegrinaggi da secoli, il Sacro Monte prevede un percorso di 20 cappelle, che raccontano la vita di San Francesco d’Assisi, i suoi miracoli e gesta, fino alla canonizzazione. Ogni cappella è un frastuono di colori e movimento, composizioni articolate e agitate, vere e proprie messe in scena da ‘reality’ della vita del santo.San Francesco dal Papa

Sicuramente lontani dallo spirito della semplicità francescana, scultori e pittori hanno scatenato la fantasia nel creare una sorta di appassionato fotoromanzo a puntate fatto di sculture e affreschi per stupire antichi pellegrini e moderni turisti.San Francesco dal Sultano
Alla fine di Orta San Giulio, il paese vero e proprio, rimane poco da dire. Schiacciato tra isola e monte, è una breve lingua di eleganti straduzze in pietra, con ristorantini e bottegucce, vicoli e strettoie, e con una graziosa piazza che fa da cerniera tra i due mondi: da una parte il molo con le barche per raggiungere la quiete dell’isola di San Giulio, dall’altra il sentiero per ascendere alla festa di immagini e colori del Sacro  Monte.Piazza Orta

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