I colori di Stoccolma a primavera

Stoccolma è blu. Blu profondo del cielo, blu argenteo dei laghi, blu nero dei canali, blu grigio dei fiumi, blu azzurrino delle ombre sulla neve. E’ il colore di fondo di questi quattro giorni che abbiamo trascorso in città, fondo scenografico della nostra visita. City hall

Poi ci sono tutte le sfumature ocra e bruno della natura che vive, dei tronchi degli alberi, del pelo dei lupi, orsi o cinghiali, delle corna delle capre, delle renne e degli alci, dei legni delle case antiche, incontrati nel parco-museo di Skansen. 

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C’è l’oro del potere, divino e terreno, che scintilla sull’armatura di San Giorgio che uccide il drago nella cattedrale, sugli stemmi reali che si stagliano contro il cielo sparsi per la città, sulle medaglie dei premi Nobel, o nella presuntuosa sala da ballo del palazzo comunale.

Scultura nella cattedrale di Stoccolma

Sopra tutti questi colori, alla fine, c’è il bianco della neve, che ancora all’inizio della primavera fa scintillare di una natura umida e cristallina tutti i paesaggi, tenace grazie al freddo dell’aria di marzo, ma specchio luminoso del primo sole tiepido di aprile.il palazzo di Drottingholm

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I segreti degli aeroporti

Viaggio dopo viaggio tra Italia, Europa e mondo, ho scoperto alcuni piccoli segreti degli aeroporti.

1. Acqua. Se non volete spendere 2 o 3 euro per comprare una bottiglietta d’acqua dopo i controlli di sicurezza, bisogna avere l’occhio lungo per trovare le fontanelle da cui si può bere o riempire la bottiglia. A Madrid Barajas ce n’è una vicino alla barriera doganale dove controllano i passaporti, ad Amsterdam se ne trovano vicino alle toilettes. A Milano Malpensa terminal 2 non ce ne sono, ma se cercate acqua low-cost provate nella Sala Amica, dove una macchinetta le vende al più onesto prezzo di 30 centesimi.

2. Trasporti. Diffidate del Malpensa Express che passa per Milano Centrale. Di espresso non ha nulla, solo il costo maggiorato del biglietto. L’unico vero treno veloce per andare in centro è quello che va diretto alla stazione di Cadorna. A Londra invece diffidate del Gatwick Express: ci sono altre compagnie, come la Southern o First Capital Connect, che effettuano la stessa tratta con gli stessi tempi (forse 4 minuti in più), ma a prezzi decisamente inferiori, anche a pochi pound se comprate on-line in anticipo. A Siviglia un servizio di autobus connette l’aeroporto al centro città, ma bisogna stare attenti: ne passa uno ogni 20-30 minuti e nelle ore con più arrivi capita che si riempia rapidamente. Se non volete aspettare quello successivo affrettatevi ad uscire e mettetevi subito in coda. Altrimenti preparate una trentina di euro per il taxi, e non fatevi ingannare, c’è una tariffa fissa per andare in qualsiasi punto della città.

3. Shopping. Molti aeroporti sono già da anni dei veri e propri centri commerciali. Ma nessuno come l’aeroporto di Dubai: lì ci si dimentica davvero di avere un volo da prendere, incantati tra negozi di elettronica, gioielli e profumerie a prezzi senza iva. E’ forse però negli aeroporti più piccoli dove si riescono ad acquistare prodotti più autentici. A Lamezia Terme per esempio, i pochi negozi si concentrano su prodotti calabresi: liquirizie, tonno, olio e le immancabili conserve a base di peperoncino.

4. Preparatevi a tutto. A Zanzibar, per esempio, siamo andati a recuperare le valigie direttamente nella stiva dell’aereo. A Shanghai ci abbiamo messo circa un’ora solo per trovare il nostro gate, tanto è grande l’aeroporto. A Londra Gatwick ho passato la notte per un volo perso: le sedie sono anche comode, ma gli altoparlanti non smettono un minuto di farneticare avvisi di sicurezza (tipo: è vietato cavalcare i carrelli). A Mombasa ti prendono le impronte digitali di tutte le dita, sia all’andata che al ritorno, generando code interminabili ai controlli passaporti. Mi mancano ancora all’appello aeroporti al di là dell’Atlantico. Ho sentito voci di controlli di sicurezza piuttosto divertenti, negli USA, in cui dichiari di non essere terrorista..da provare prossimamente! Magari con uno dei nuovi voli roma miami…vedremo!

Quattro stagioni di profumi andalusi

Siviglia è un paradiso di luce e colori. In qualsiasi stagione dell’anno la natura ti sorprende con  nuove forme e colori, che trasformano gli alberi dei viali in spettacolari scenografie di fiori e frutti. Ma Siviglia è anche profumi, dolci e intensi, dei pollini e dei fiori che sempre la ingemmano, rendendola la città più profumata al mondo.

Per chi arriva d’inverno, oltre ad un’aria tiepida e morbida, ci sono i frutti splendenti degli aranci che punteggiano tutti i viali e giardini. I turisti ne sono affascinati: grossi, lucidi, brillanti d’arancio contro il cielo sempre blu. Nessuno resiste e prima o poi ne stacca uno dal ramo più basso, lo sbuccia e lo azzanna. Così il sorriso di meraviglia suscitato dalla bellezza dei frutti si trasforma in una smorfia di disgusto per il sapore amarissimo delle arance. Si capisce pechè nessuno le raccoglie: non sono buone da mangiare, ma la tradizione (o la leggenda) vuole che siamo destinate ai marmellatifici di sua maestà la regina d’Inghilterra.

A fine inverno squadre di raccoglitori dell’Ayuntamiento raccolgono le arance e lasciano gli alberelli spogli. Ma dura poco: in poche settimane la primavera riveste le chiome di queste alberi di profumatissimi fiori, che esalano un aroma dolce per tutte le strade della città. Sotto l’influsso di questo odore molle e penetrante le sivigliane rispolverano i vestiti da gitana e si scatenano nel flamenco della Feria de Abril. Tripudio di colori e di festa, al ritmo delle sevillanas, sotto una pioggia di morbidi e deboli fiori bianchi.

Quando arriva l’estate gli aranci lasciano la scena alle jacarande, i grandi alberi dei viali intorno al centro storico, che si stagliano contro il cielo con corone di fiori viola dall’odore intenso. In pochi giorni inizia una pioggia di petali viola e della loro melassa, che ricopre strade, marciapiede, parchi e passanti. Per settimane  e settimane tappeti lilla si stendono nei lunghi viali ombreggiati, in una fioritura lunga e persistente tanto quanto il loro profumo. 

L’autunno continua soleggiato e pieno di fiori, che dalle balconate ravvivano le vie del casco antiguo. In un’estate che sembra non voler finire mai, i fiori dei patii e delle terrazze illuminano i vicoli attorno all’alcazar con infinite fantasie di composizioni, sfumature e odori, mentre le arance già grassoccie, ma non ancora mature, ritornano a catturare gli sguardi dei turisti istigandoli ad allungare la mano verso quei pomi amari.

A Zanzibar la spesa non è affare per donne

A Stone Town, capitale di Zanzibar, l’esperienza del mercato è quasi tutta al maschile.
Al Darajani Bazaar, che si sviluppa intorno a una struttura in muratura di inizio ‘900, moltissimi uomini si aggirano tra le bancarelle che vendono carne, pesce, frutta e verdura.

I venditori di pesce si divertono a disporre in maniera artistica i pesci più piccoli, mentre per i più grossi si procede a vere e proprie aste: gli uomini si chiudono a cerchio intorno al pesce e inizia una rapida e intensa contrattazione per chi offre di più. Il vincitore afferra il pesce per la coda e se lo trascina a casa strisciandolo noncurante per terra.

Il mercato della carne non è adatto a chi ha uno stomaco debole. I metodi di taglio della carne possono risultare un po’ violenti e poco invitanti, con il sangue lasciato sgocciolare liberamente dai rozzi banchi in pietra. 

Più piacevole e colorata è la parte con frutta e verdura. La natura di Zanzibar offre generosa frutta di tutti i tipi e una incredibile varietà di banane di tutte le dimensioni e colori: dalle lunghissime banane verdi alle più piccole e rare bananine rosse, dolcissime e nutrienti. Da provare assolutamente. 

Una foto per Londra

Sfogliando le migliaia di foto che ho scattato a Londra durante l’anno in cui ci ho vissuto, mi sono chiesta se fossi in grado di scegliere la mia immagine della città, di uno spazio o un luogo che più di ogni altro simboleggi la mia esperienza londinese.

Alla fine ho scelto questa immagine di Saint Andrews park in Grays Inn Road. Un parchetto di quartiere, come ce ne sono migliaia a Londra, ma per me ha un significato speciale. Le tre grandi finestre della mia stanza al quinto piano si affacciavano sul parco, la cui vita scandiva il ritmo della mia.

Ogni giorno il guardiano rasta veniva ad aprire e chiudere i cancelli del parco, gli scoiattoli rovistavano qua e là cercando cibo, i bambini correvano e giocavano, gli studenti leggevano all’aperto nei pomeriggi di sole,  di notte strani uccelli notturni continuavano a cinguettare confusi dalle troppe luci della città, mentre voci di ragazzi risuonavano tra gli alberi al rientro dalle feste. D’estate il carretto dei gelati passava con la sua melodia malinconica, d’inverno i cani ruzzolavano eccitati tra la scarsa neve, in primavera i fiori invadevano di colori le aiuole e d’autunno piovevano in continuazione foglie d’oro e di fuoco. La vista del giardino e dei suoi cancelli ha accompagnato la mia vita a Londra, piccolo specchio di una metropoli incredibile. E tu? Qual è la tua immagine di Londra?

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